Le vie della ragione tra diritto e filosofia

Il pensiero islamico vive una costante tensione tra scienze razionali e scienze “tramandate”, cioè legate al lavoro esegetico sul Corano e sulla sunnadel profeta Muhammad. Le scienze “tramandate” non sono affatto irrazionali, quanto basate su una razionalità diversa dalla pura teoresi, quella giuridica. Perciò nell’islam la teologia non è propriamente studio dell’essenza di Dio, ma studio degli atti di Dio e di come la Legge incida sulle azioni umane (la questione del libero arbitrio). In questo quadro, la filosofia ha uno statuto ambiguo, poiché, provenendo da una ispirazione esogena (la Grecia classica), è stata spesso considerata non congruente con la religione. E tuttavia, nel cosiddetto Medioevo, vi sono stati pensatori del calibro di Avicenna e Averroè, che hanno inciso profondamente anche sulla filosofia occidentale latina. In età contemporanea, la riflessione speculativa islamica è divenuta eminentemente un pensiero della prassi, in continuo confronto con la modernità e le grandi correnti del pensiero europeo. Il dibattito sulla storia, sull’ermeneutica fenomenologica del Corano, sui problemi della democrazia e del socialismo, sulle questioni di genere (il femminismo islamico) ha animato un percorso che ha dovuto comunque fare i conti con l’eredità del tradizionalismo, sebbene sia proiettato alla trasformazione della società e del presente.

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